Oggi
su Dita D'Inchiostro parleremo dell'ultima fatica di
un'autrice molto conosciuta ed amata: RIN-NE di Rumiko
Takahashi. Se non l'avete mai sentita nominare, allora dovete aver vissuto sulla luna negli ultimi trent'anni e mi dispiace molto per
voi. (Bella vista però).
Rumiko
Takahashi è un'autrice che, direttamente o indirettamente, ha
plasmato l'infanzia e l'adolescenza di molti otaku, sia giapponesi
che occidentali, con opere come Lamù, Maison Ikkoku
(Cara dolce Kyoko), Ranma ½ e Inuyasha. Ognuna
di queste opere ha avuto una serializzazione lunghissima e una
trasposizione animata di successo. (L'unica eccezione è One Pound
Gospel, una serie in quattro volumi da cui è stato tratto solo
un misero OAV di 55 minuti... oh beh, in ogni grande famiglia c'è la
classica pecora nera.)
Dopo
il grande successo ottenuto con Inuyasha, una delle sue opere
più “mature” sia per i temi che per il grado di violenza, la cui
serializzazione è durata ben dodici anni,
la Takahashi si è presa una meritata pausa durata qualche mese. Fino
all'aprile del 2009, quando è tornata alla carica con RIN-NE.
La
trama.
Quando Sakura
Mamiya
era molto piccola, durante una passeggiata in montagna si perse e
finì nel mondo
degli spiriti.
Lì una signora molto gentile la aiutò a ritrovare la strada per il
mondo degli uomini, ma contemporaneamente per il suo bene le bloccò
i ricordi di quell'esperienza. L'evento tuttavia non fu senza
conseguenze. Infatti da allora Sakura ha la capacità di
vedere gli spiriti delle persone morte.
Ormai adolescente si è abituata a vedere le cose più strane, e non
dà molto peso al fatto di essere l'unica ad accorgersi della
presenza di Rinne
Rokudo,
un suo compagno di classe che non si presenta mai a lezione,
scambiandolo per un fantasma. In realtà il ragazzo è per metà uno
shinigami,
un Dio
della morte con
il compito di placare le anime dei defunti ed aiutarle nel trapasso
verso l'aldilà.
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