L'infrangersi di un'onda non può spiegare tutto il mare, dalle sue fasi lunari fino al suo serpente; ma una pozzetta nell'incavo di una roccia e il nastro d'argento che scorre verso il Catai sono entrambi acqua.
Avrei voluto recensire "Il dono" (in originale russo il titolo è Dar) di Vladimir Nabokov da un bel pezzo, almeno da prima di Natale. Ma per una ragione o per l'altra ho trovato sempre complicata quella recensione. Nabokov è uno scrittore che ho scoperto "all'improvviso", come un fulmine a ciel sereno, e di cui ho fatto letteralmente bottino e rapina in libreria: nel giro di un mese ho comprato quasi tutto quello che è disponibile in libreria, compresa la biografia di Vèra Nabokov (la moglie, cui Nabokov ha dedicato moltissimi dei suoi romanzi), di Stacy Schiff, e la raccolta di saggi su Nabokov, a cura di Sebregondi e Porfiri. Non ho avuto tempo di cercare in giro per biblioteche. I due testi citati sono tutto quello che ho trovato disponibile nelle librerie, su questo romanziere e narratore che tocca, a mio avviso, gli apici di ciò che è possibile fare con una penna in mano (o almeno, sono gli unici due di "esterni" visto che Nabokov ci ha lasciato "Parla, ricordo", un'autobiografia scritta di suo pugno).
Sulla rete, intorno a Nabokov non si trova moltissimo in italiano, e anche navigando in inglese le informazioni che girano sono più o meno le stesse (segnalo un articolo su Sergej Nabokov, di Lev Grossman, importante per il romanzo che mi appresto a recensire).
Detto questo... Nabokov nasce a San Pietroburgo nel 1899, dalla Russia fugge, insieme alla famiglia, nel 1917, come direttissima conseguenza della Rivoluzione d'Ottobre; vive a Berlino tra il 1922 e il 1937, nel 1925 incontra Véra, che sposa, e da cui avrà un solo figlio, Dmitri, nel 1935. Nel 1940 si trasferiscono in America, paese che Nabokov non lascerà più e in cui scriverà il suo romanzo più famoso, "Lolita" (1955).
"La vera vita di Sebastian Knight" viene scritto tra il 1938 e il 1939, in condizioni assai provvisorie. Si tratta del primo libro di Nabokov scritto in inglese, la prima opera dopo quell' "addio" meraviglioso e malinconico costituito da "Il dono". Quest'ultimo era stato l'ultimo romanzo russo, un arrivederci fatto di mille sale e corridoi, intrecciati tra loro (romanzo di un esule, di un nobile, di un amante delle lettere del proprio Paese, romanzo fatto di romanzi ed eventi, legati tra loro in modo magistrale).
Tutti i romanzi di Nabokov hanno un elemento in comune, che è il molteplice, il richiamo. Cercando di prescindere dal gusto personale (che ammutolisce, lo ammetto, di fronte a ogni riga della pagina di Nabokov, ecco un'altra ragione per cui m'è stato difficile recensire "Il dono" che, più che un "romanzo", è una intera biblioteca di allusioni, rimandi, passioni e turbamenti dell'anima, sullo sfondo della Berlino aperta alle piccole comunità di immigrati russi dopo il 1917), parlo di Nabokov come di un esploratore dei sensi, un maestro del distacco e dell'ironia, che ride e scherza e accenna, scrive in controluce, si compiace delle ombre e dei riflessi.
In "La vera vita di Sebastian Knight" è all'opera una vera e propria macchina creatrice di nascondimenti, fraintendimenti, deviazioni, incomprensioni: Sebastian Knight è uno scrittore, che ha scritto dei romanzi, alla cui morte il fratellastro decide di ricostruire la sua vita, andando a caccia di indizi lontani. Un'odissea della scoperta che scende in vie sotterranee e che, invece di fidarsi dell'oscurità, cerca di aprirla a furia di illuminazioni maldestre e deformate dalla lente del pregiudizio.
Tutti i romanzi di Nabokov hanno un elemento in comune, che è il molteplice, il richiamo. Cercando di prescindere dal gusto personale (che ammutolisce, lo ammetto, di fronte a ogni riga della pagina di Nabokov, ecco un'altra ragione per cui m'è stato difficile recensire "Il dono" che, più che un "romanzo", è una intera biblioteca di allusioni, rimandi, passioni e turbamenti dell'anima, sullo sfondo della Berlino aperta alle piccole comunità di immigrati russi dopo il 1917), parlo di Nabokov come di un esploratore dei sensi, un maestro del distacco e dell'ironia, che ride e scherza e accenna, scrive in controluce, si compiace delle ombre e dei riflessi.
In "La vera vita di Sebastian Knight" è all'opera una vera e propria macchina creatrice di nascondimenti, fraintendimenti, deviazioni, incomprensioni: Sebastian Knight è uno scrittore, che ha scritto dei romanzi, alla cui morte il fratellastro decide di ricostruire la sua vita, andando a caccia di indizi lontani. Un'odissea della scoperta che scende in vie sotterranee e che, invece di fidarsi dell'oscurità, cerca di aprirla a furia di illuminazioni maldestre e deformate dalla lente del pregiudizio.
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