venerdì 24 agosto 2012

Ma gli androidi sognano pecore elettriche?


Non è facile recensire un libro come Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, né approcciarsi al suo autore, Philip K. Dick. Ho preso in mano questo libro quasi per caso, dopo anni di ingiusto esilio nella pila dei libri nuovi, istigata da una malefica coinquilina (ti voglio bene, dear) che mi ha indirettamente spronata ad affrontare seriamente il genere fantascientifico. Voltata l'ultima pagina, ci ho messo molto tempo ad elaborare ciò che questa storia mi ha lasciato dentro e forse non ci sono ancora riuscita del tutto. Quindi questa recensione su Dita D'Inchiostro è un po' un atto di egoismo, essendo scritta principalmente per schiarirmi le idee. Per affrontare nel dettaglio ciò che Ma gli androidi è e rappresenta, contrariamente al mio credo, dovrò ricorrere a numerosi spoiler anche pesanti. Li segnalerò puntualmente, non temete. Ricordate inoltre che questa recensione contiene le mie personali conclusioni sull'opera, che non mi sento di presentare come assolute: è un libro sfuggente e aperto a svariate interpretazioni, non oserei mai dichiarare questa l'unica e incontrovertibile verità (quindi liberissimi di contraddirmi).

Il libro non è il più importante o significativo della bibliografia di Dick, ma sicuramente uno dei più conosciuti per la trasposizione cinematografica, quel bellissimo capolavoro che tutti conosciamo come Blade Runner (e se non lo conoscete smettete di leggere, spegnete il pc e andate a farvi una dannata cultura). Puntualizziamo subito che libro e film sono due opere molto diverse, entrambe bellissime ma profondamente distanti nei concetti e nell'ideologia. Ne parleremo in seguito, anche se Blade Runner merita una recensione a parte.

Nota: come ogni capolavoro che si rispetti, in Italia ha avuto una vita editoriale travagliata, specialmente per il titolo. Pubblicato inizialmente come Il cacciatore di androidi, a seguito dell'uscita del film è stato riproposto come Blade Runner e infine nel 2000 Fanucci gli ha restituito il suo (bellissimo) titolo originale: Ma gli androidi sognano pecore elettriche?. L'edizione della Fanucci, rilegata con sovracopertina, presenta una buona qualità della carta con poca trasparenza ed è davvero piacevole da tenere in mano e sfogliare. Ottimo lavoro!

La trama. Nel 1992 l'ennesima guerra mondiale ha definitivamente distrutto il pianeta. Uno strato di polvere radioattiva ricopre ogni cosa, colorando di grigio il mondo e condannando all'estinzione la quasi totalità degli animali. Gli esseri umani direttamente colpiti muoiono o subiscono menomazioni mentali. Nessuno si ricorda più come o perché sia scoppiato il conflitto, e neanche importa: dopo la firma della pace, la principale preoccupazione della razza umana è quella di fuggire dalla Terra, emigrare lontano da quel luogo senza prospettive dove gli esseri umani sono destinati a morire o a perdere le facoltà mentali. Il Governo incoraggia gli ultimi abitanti del pianeta ad emigrare verso Marte, sponsorizzandolo come il luogo di rinascita della società umana. Emigrate o Degenerate! Come “premio”, dato che Marte è un pianeta tutt'altro che facile in cui vivere, il Governo regala un androide ad ogni emigrante: una perfetta replica di un essere umano, uno schiavo senza volontà propria.

Ma non tutti possono emigrare, per scelta o perché costretti dalle circostanze. Nelle città ormai deserte vivono poche migliaia di esseri umani, e fra questi due in particolare: John Isidore, uno speciale, cioé un essere umano mentalmente menomato dalla polvere e a cui è proibita l'emigrazione su Marte per preservare la “purezza della razza” e Rick Deckard, un cacciatore di androidi. Compito di Rick è il ritiro di quegli androidi ribelli, sfuggiti al controllo dei loro padroni umani (spesso con l'omicidio) e rifugiatisi sulla Terra.

Come mi immagino il mondo descritto nel libro.
L'arco narrativo copre un giorno della vita di Rick, alternando il racconto con pezzi dedicati a Isidore. La storia inizia a San Francisco con il risveglio di Rick il 3 gennaio 1992 tramite il Penfield, il modulatore di umore in grado di alterare a piacere lo stato d'animo. La moglie Iran lo respinge appena apre gli occhi, disgustata da quello che il marito fa di mestiere.
Sei peggio di uno sbirro […] Sei un assassino al soldo degli sbirri.” è la prima cosa che gli dice al risveglio. “Però non mi pare che tu abbia mai in alcun modo esitato a spendere il denaro delle taglie che porto a casa per una qualsiasi cosa che per un attimo riesce ad attrarre la tua attenzione.” è l'acida risposta di Rick.

"Accidenti a lei, si disse. Rischio la vita ma a che serve? Non le importa nulla, se riuscissimo a comprarci uno struzzo o meno, nulla la tocca. […] La maggior parte degli androidi che ho conosciuto hanno più vitalità e desiderio di vivere di mia moglie. Non ha nulla da darmi."

L'uomo non può allontanarsi dal pianeta seguendo la massa di emigranti a causa del suo mestiere, strettamente interconnesso alla Terra. Trasferisce allora le sue ambizioni e le sue speranze sul sogno di comprare un animale vero, in sostituzione della pecora elettrica (una forma di androide anch'essa) che mantiene per nascondere la mancanza di possibilità economiche. Difatti gli animali a seguito dell'estinzione di massa sono diventati un bene prezioso e costoso, uno status symbol; se non hai un animale da allevare vieni guardato addirittura con sospetto. "Pensò, anche, al suo bisogno di un animale reale; dentro di lui si manifestò ancora una volta un vero e proprio risentimento nei confronti della pecora elettrica, che lui doveva tenere e curare come se fosse viva. La tirannia di un oggetto, pensò. Non sa neanche che io esisto. Come gli androidi, non è in grado di rendersi conto dell'esistenza di un altro."

L'unica speranza che nutre Rick è l'arrivo sulla Terra nella sua zona di competenza di un grosso gruppo di androidi, le cui taglie potrebbero finanziare il suo sogno. Miracolosamente questa occasione arriva grazie allo sbarco di un gruppo di androidi equipaggiati con il Nexus-6, attualmente le macchine più avanzate e più simili agli esseri umani in produzione.

La giornata di Isidore comincia invece con la conoscenza della sua nuova vicina di casa, una misteriosa ragazza con cui spera di entrare in confidenza. La donna sembra spaventata, restia ad accettare le attenzioni di Isidore, e in un qualche modo strana, diversa dagli altri esseri umani e fredda. Isidore spera che anche con la sua strana freddezza, Pris Stratton possa accettarlo nonostante la sua diversità che lo rende spesso oggetti di scherno da parte delle altre persone.

Nel frattempo, la caccia di Rick lo porta sulla strada dell'Associazione Rosen, l'azienda produttrice dei Nexus-6 e di Rachel Rosen, una giovane androide a cui sono state impiantate false memorie per farle credere di essere un membro del genere umano...

L'autore. Non si può parlare di questo libro senza approfondire la mente dietro di esso, la cui psicologia influenzò pesantemente la narrazione. Philip K. Dick nacque negli Stati Uniti nel 1928. Visse il periodo della seconda guerra mondiale e sopratutto la guerra fredda, durante la quale imperversava un clima di terrore e diffidenza verso il prossimo (comunisti nascosti dietro ogni angolo!). Le cicatrici della guerra e sopratutto dell'attacco nucleare ad Hiroshima con le sue devastanti conseguenze, combinate alla tensione fra gli Stati Uniti e la Russia, sembravano rendere inevitabile lo scoppio di una futura Grande Guerra e della conseguente distruzione della razza umana.

Il periodo vissuto da Dick fu anche quello dell'improvviso interesse per l'esplorazione spaziale e la produzione su grande scala di macchine ed elettrodomestici per facilitare la vita degli esseri umani.

Come quasi tutti i grandi scrittori, Dick non ottenne la gloria meritata in vita. I suoi libri non riscossero un immediato successo di pubblico (non al livello di oggi) ed egli soffrì molto per l'esclusione dal ristretto circolo di “grandi scrittori” che in quel periodo contribuivano a forgiare la letteratura americana (e di cui lui faceva meritatamente parte, anche se ancora nessuno lo sapeva). 

Fu inoltre affetto da una profonda depressione, oltre che da svariati problemi economici e si sposò numerose volte senza mai trovare la felicità con la compagna prescelta. Fece anche uso di stupefacenti ed ebbe una crisi mistica che lo portò a scrivere una delle sue opere più famose, la Trilogia di Valis. Questi elementi, periodo storico, depressione, uso di droghe, infelicità coniugale e interessi filosofico-religiosi ricorrono in tutta la sua produzione.

Ironicamente, Dick morì nel 1982 a causa di un collasso cardiaco, poco dopo aver venduto i diritti cinematografici di Blade Runner che per la prima volta in vita sua potevano garantirgli una relativa sicurezza economica. L'autore non visse abbastanza da vedere il film ultimato.

Sebbene l'ambientazione delle sue opere sia sempre futuristica e distopica, è evidente che in ognuna di essere è rappresentato un ritratto critico dell'America di quei tempi, con tutte le sue ombre e i suoi difetti. Fu uno dei primi a realizzare l'importanza dei mass media, anche come mezzo per influenzare e condizionare la popolazione (un esempio di questo si vede nel libro con la figura di Buster Friendly, un comico televisivo in onda 23 ore su 24 che assume un ruolo importantissimo per l'opinione pubblica con la sua critica sempre più feroce verso la religione chiamata mercenarismo).

Gli androidi. Personaggi centrali della storia sono gli androidi, macchine create dalla mano imperfetta degli uomini per servirli in uno stato di schiavitù. All'epoca in cui Dick scrisse il libro non c'erano ancora i personal computer e dunque non esisteva una visione umanizzata delle macchine. I suoi androidi sono esseri freddi, praticamente degli elettrodomestici per cui è assurdo provare compassione. Gli androidi non “muoiono” bensì vengono “ritirati”. Sono privi di empatia, un importante sentimento che distingue gli esseri umani dalle macchine, una linea di demarcazione fra le due "razze". Un concetto che però in ultimo fallisce nella sua essenza, in quanto spesso gli esseri umani stessi si dimostrano privi di empatia verso gli androidi pure così simili a loro e sopratutto verso le altre persone. (warning, spoiler) Agghiacciante è la scena in cui l'androide Pris strappa le zampe del ragno, forse l'ultimo della sua specie, solo per vedere quali saranno le conseguenze, perché secondo lei “otto zampe sono troppe”. Ma allo stesso tempo è scoraggiante la figura di Phil Resch, un altro cacciatore di androidi dal comportamento talmente feroce e ambiguo da far dubitare della sua appartenenza al genere umano. (Resch suggerisce a Rick di andare a letto con Rachel e poi ucciderla, liberandosi così dell'insensata attrazione che l'uomo prova per l'androide).

I droidi non possono lasciare niente in eredità. Non possiedono niente da lasciare in eredità.

Alita, bellissima cyborg protagonista del manga
Battle Angel Alita.
Schiavi addetti ai lavori pesanti, gli androidi non possono vivere che per quattro anni. Manipolati in ogni modo possibile, persino nei loro ricordi, indifferenti ai loro compagni in quanto privi di empatia, alcuni di questi esseri sono comunque animati dal desiderio di affrancarsi dai loro padroni. Ciò li spinge ad uccidere (non è un problema), ad affrontare svariati pericoli e a nascondersi sulla Terra, un pianeta morente e privo (come loro) di futuro. Non viene mai spiegato cosa inneschi in loro questo desiderio di libertà, perché una macchina che si muove in base ad un programma (e quindi a scelte rigorosamente logiche) decida di compiere questo percorso ben sapendo di destinarsi ad una vita da fuggiasco.

Il quadro mostrava una creatura calva e angosciata, con la testa che pareva una pera rovesciata, le mani premute sulle orecchie in un immenso urlo muto. Onde contorte dal tormento della creatura, echi del suo grido, fluttuavano nell'aria che la circondava: l'uomo, o la donna, qualunque cosa fosse, aveva finito per essere contenuta nel proprio urlo. Si era coperta le orecchie proprio per non sentirlo. La creatura era in piedi su un ponte e non c'era nessun altro presente; urlava nell'isolamento più totale. Tagliata fuori dal suo sfogo – oppure, nonostante il suo sfogo. […] 'Secondo me' disse Phil Resch 'è così che deve sentirsi un androide.'”

Sempre più simili agli esseri umani nell'aspetto esteriore e nei comportamenti programmati, tanto da renderli quasi indistinguibili dai loro padroni, gli androidi non sembrano in grado di provare dei sentimenti. Quindi anche il loro desiderio di libertà è una conseguenza del programma creato dagli uomini? Oppure qualcosa nasce in loro, indipendentemente dal loro creatore? Indimenticabile è la figura di Luba Luft, un androide che si guadagna da vivere recitando cantando talmente bene da passare senza problemi per un essere umano. Recitare o cantare non sono attività che richiedono solo calcolo e precisione, ma raggiungono l'eccellenza grazie al sentimento'E' carino da parte sua' disse Luba, mentre entravano in ascensore. 'Gli esseri umani sanno essere molto strani e commoventi. Un androide non l'avrebbe mai fatto.'”

Al tempo stesso, gli uomini modificano le loro emozioni a piacimento con la macchina Penfield, programmando sé stessi di giorno in giorno. Diventano così essi stessi delle macchine ed è difficile distinguerli dagli androidi, estremamente intelligenti ma incapaci di provare emozioni spontanee. Non sono gli androidi a somigliare agli uomini, ma gli uomini a somigliare agli androidi (cit. da wikipedia).

"Gli androidi" disse lei "soffrono la solitudine
anche loro."
La questione si ripresenta, fra le righe, diverse volte nel romanzo. Ad esempio quando (warning, spoiler) Rick spinto dall'amore che prova per Rachel, le chiede di fare sesso con lui. Un atto vano, alla ricerca di calore umano e comprensione nel luogo più improbabile, perché Rachel non è in grado di donargli quello che davvero il cacciatore desidera. L'androide accetta, non sembra curarsi di come viene usato il suo corpo (è pratica comune fare sesso con gli androidi) e l'atto in sé, a malapena accennato, è chiaramente a senso unico. E' un accoppiamento freddo e innaturale, il contatto proibito fra l'uomo e la macchina, un'unione senza frutti simbolo della degenerazione dell'uomo da cui Rick uscirà moralmente devastato. Eppure è proprio Rachel, la fredda ed indifferente androide che usa il sesso come merce di scambio e destinata a vivere pochissimi anni come una schiava, ad emettere un grido disperato contro la sua condizione. Un grido che nasce dentro di lei, chissà come, e che racchiude l'intera essenza del romanzo:

Gli androidi non possono avere figli.” disse infine.
Ci perdiamo qualche cosa?
Lui finì di spogliarla, mettendo a nudo i suoi lombi pallidi e freddi. Ci perdiamo qualche cosa?” ripeté. Non lo so; non ho termini di confronto. Che si sente ad avere un figlio? Anzi, che si sente ad essere nati? Noi non nasciamo mica; non cresciamo; invece di morire di malattia e vecchiaia, ci consumiamo come formiche. Sempre le formiche: ecco che cosa siamo. Cioé, non te. Voglio dire, io: macchine chitinose dotate di riflessi che non sono veramente vive.” Girò la testa da un lato e gridò: “Io non sono viva! Non stai per andare a letto con una donna. Cerca di non rimanerci male, va bene?”

Rick Deckard nel comic ispirato al libro.
Principali differenze fra libro e film. Solo questo punto meriterebbe un articolo a parte, ma mi limiterò alle più significative. Innanzitutto, la diversa caratterizzazione di alcuni personaggi principali, a partire dal cacciatore Rick Deckard e del suo arcinemico, l'androide Roy Baty leader della ribellione dei Nexus-6 contro gli umani. Roy Baty ha un ruolo marginale nel romanzo: è un androide freddo, spietato, disprezza gli esseri umani e la loro cosiddetta “empatia”. Eppure è l'unico forse capace di amore, se così si vuole interpretare (warning, spoileri) l'urlo di assoluta disperazione che erompe da lui quando Rick uccide la sua compagna.

Roy Baty Roy Batty interpretato da
Rutger Hauer.
Nel film Roy ha un ruolo centrale, forse ancora più importante del protagonista stesso. Ad un certo punto svilupperà delle emozioni, varcando così la famosa linea di demarcazione e mettendo in discussione l'essenza stessa degli esseri umaniCos'è umano? è la domanda che si pone scuotendo le fondamenta stessa della vita di Rick. Ti rende forse più umano di una macchina essere fatto di carne e sangue? O un essere umano si può definire tale grazie a ciò che prova, desidera, sogna? Condannato ad una vita brevissima ma vissuta al massimo, Roy si imbarcherà in una ricerca su come allontanare lo spettro della morte allungando la durata della propria esistenza. Lui non si limita a scappare dagli esseri umani e a deriderli come fa nel libro, il Roy del film vuole vivere, vivere, vivere ed essere come loro, se non addirittura migliore.

Il film rappresenta ciò che mancava nella visione di Dick, o per meglio dire era espresso solo in vaghi accenni: l'umanizzazione dell'androde, che da creazione artificiale fatta ad immagine e somiglianza dell'uomo finisce per sorpassarlo, esprimendo desideri e sentimenti migliori di qualsiasi essere umano.

Il titolo riassume la grande questione centrale del romanzo, e per comprenderlo appieno dobbiamo dividerlo in segmenti:
Ma gli androidi cioé creati e non nati dall'uomo, privi di empatia, incapaci di amare, destinati a vivere una breve e miserabile vita senza conoscere la crescita, il cambiamento o la vecchiaia, macchine-schiave soggiogate ad un programma predefinito
sognano cioé desiderano, sperano, anelano a qualcosa? Può da loro nascere un'emozione, un sentimento, un desiderio di elevarsi dalla propria condizione? Una macchina non sogna, un essere umano si: possono diventare uguali ai loro creatori, forse migliori?
pecore elettriche? Gli animali elettrici, una forma minore di androidi, creati in sostituzione di una forma di vita che l'uomo con la sua follia (di cui non serba neanche memoria, ergo non ha imparato nessuna lezione) ha definitivamente distrutto. Usati in apparenza come animali da compagnia, un oggetto su cui riversare il proprio amore, gli animali elettrici sono in realtà simboli di una volontà di elevarsi socialmente. Chi possiede un animale vero acquisisce dignità sociale, ma non ne sono rimasti abbastanza per tutti: allora si cerca di mascherare questa mancanza con un replicante del tutto simile all'originale, ma mai vero. Se qualcuno scoprisse la vera natura di un animale elettrico, il proprietario diventerebbe oggetto di scherno e compassione. E comunque questo oggetto spesso rappresenta solo un tappa-buchi momentaneo, un diversivo nell'attesa che capiti l'occasione giusta per acquistare un animale vero. Se questo dovesse realizzarsi, il finto-animale verrebbe immediatamente sostituito senza rimpianti.
Ciò non toglie che l'animale elettrico rappresenti una volontà di elevazione sociale, un desiderio di accedere ad una cerchia ristretta e privilegiata (nel caso degli androidi, quella degli esseri umani).

Quindi, secondo la mia personale interpretazione il titolo potrebbe significare questo: Ma gli androidi sognano di diventare esseri umani? Non più schiavi, oggetti sessuali, macchine usa e getta ma persone con pari dignità? Magari capaci di provare dei sentimenti – cosa che alcuni di loro sembrano disprezzare?

Il mercenarismoMercer = Mercy, pietà, compassione. E' una nuova filosofia o religione che prende rapidamente piede nel futuro post apocalittico. Toccando la scatola empatica le persone possono calarsi dentro un uomo, Wilbur Mercer, un miserabile vecchio impegnato a scalare vanamente all'infinito una ripida parete di roccia grigia, tormentato da sassi lanciati da una mano ignota. Sotto di lui il vuoto, l'oscurità, il mondo della tomba dove un giorno inevitabilmente cadremo tutti. Il dolore fisico, il vuoto, la disperazione, tutti coloro che si collegano con Mercer possono percepirli (anche fisicamente), nessuno è solo. Se una persona stà male, ci sarà sempre Mercer a stare peggio e a scalare infinitamente quella parete. Ma è una scalata senza redenzione o possibilità di salvezzaCome faccio a salvarti?" chiese il vecchio. "Non riesco neanche a salvare me stesso." Gli sorrise. "Non capisci? Non c'è salvezza!” La consolazione ultima degli esseri umani fa crollare definitivamente ciò che li rende tali, la loro orgogliosa distinzione dagli androidi: l'empatia. I loro  sentimenti sono costantemente manipolati e programmati dalla macchina Penfield, e sempre ad un oggetto debbono rivolgersi per provare la tanto esaltata empatia. E come se non bastasse (warning, spoiler) un comico, un rappresentante dei mass media e un androide, Buster Friendly, contrapposto su un piano ideologico a Mercer, finirà per svelare (e quindi uccidere anche questa speranza) la realtà dietro il mercenarismo. Una truffa: Mercer non è altro che un vecchio attore ubriacone pagato per recitare e la parete di pietra è un set cinematografico. Alla fine Rick, completamente immerso nella disperazione e senza più uno scopo, finirà per identificarsi (anche fisicamente) in Mercer ma vanamente. Neanche la religione può salvare l'uomo, né la scienza (Buster, un androide, distrugge il mercenarismo ma non offre un'alternativa).
"Ti ho appena tirato fuori dal mondo della tomba e continuerò a tirarti fuori finché non perderai interesse e vorrai smettere. Ma sarai tu a dover smettere di cercarmi, perché io non smetterò mai di cercarti."


"Silenzio. Riverberava come  un bagliore dalle pareti e dai pannelli di legno; lo percuoteva con una 
tremenda energia assoluta [...] Riusciva in effetti ad emergere da qualsiasi oggetto vi fosse nel 
campo visivo di Isidore, come se il silenzio volesse sostituirsi a ogni cosa tangibile. Quindi assaliva 
non solo le orecchie, ma anche gli occhi; in piedi davanti al televisore inerte, Isidore percepì il 
silenzio  visibile e, a modo suo, vivo. Vivo! [...] Il silenzio del mondo non riusciva a tenere a 
freno la propria avidità. Non poteva aspettare ancora. Non quando aveva virtualmente già vinto."

Il commento. Un libro bellissimo, interessante ma deprimente – il che non è necessariamente un difetto. Ambientato in un mondo morente, distrutto dalle mani dell'uomo, ricoperto come un velo funebre da una polvere radioattiva grigia. Le città vuote, quasi ogni forma di vita scomparsa o morente. Tutto è destinato a finire in palta, cioé spazzatura: mobili, case, androidi e persone. Non ci sono speranze di un futuro migliore, non c'è niente. La storia presenta molte domande ma nessuna risposta; tutto viene lasciato alla libera interpretazione del lettore. E' un libro freddo, così come gli androidi e alcuni esseri umani protagonisti. Lo stile asciutto e asettico contribuisce a dare questa sensazione. Alla domanda “ami di più il libro o il film?” risponderei il secondo, per la splendida prova di umanità che deriva dalla parte più inaspettata.

In questo libro non riesci ad amare davvero un personaggio (forse solo Isidore, l'unico essere umano davvero valido di tutta la storia) e il forzato distacco dalle vicende ti costringe a sentirti come l'androide che fa del male all'animale indifeso per “vedere cosa succede”: un freddo, insensibile testimone degli eventi. Non c'è redenzione, gli androidi non riescono a realizzarsi, la loro ribellione rimane un gesto vuoto non spiegato a fondo nei suoi meccanismi e gli esseri umani falliscono come creatori e come persone.


Dunque perché leggerlo? Perché questo vuoto, la freddezza e il futuro distopico contribuiscono a creare uno dei più belli e significativi romanzi di fantascienza che siano mai stati scritti. Non è un libro da amare, è un dannato pugno nello stomaco per riflettere: sulla guerra, sul futuro, sulle nostre responsabilità in quanto abitanti di questo pianeta con il potere di fare del bene o seminare distruzione, ma sopratutto su quello che ci rende davvero esseri umani. Phililp K. Dick era un genio visionario (precursore del cyberpunk oltretutto) che prima di chiunque altro aveva descritto lo spirito dei suoi tempi traducendolo in un messaggio universale destinato alle future generazioni. Un messaggio inserito nel genere della fantascienza, all'epoca bistrattato come forma di intrattenimento “minore” per ragazzini e invece oggi riconosciuto nel suo ruolo di patrono di molti grandi capolavori letterari. Fra cui questo.


In conclusione, il monologo finale di Roy Baty alla fine del film Blade Runner.
Tale monologo NON E' presente nel libro, e si dice neanche nel copione originale:
pare sia stato improvvisato da Rutger Hauer stesso! 
QUESTO è talento.
Anche se non riguarda il libro, questo monologo ha fatto la storia del cinema,
e ha colto alla perfezione lo spirito della storia. 
Quindi beccatevelo!


Titolo: Ma gli androidi sognano pecore elettriche?
Autore: Philip K. Dick
Editore: Fanucci
Pagine: 264
Prezzo: 12,90 €



@ Daniela Guadagni, Dita D'Inchiostro.

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