Lascia che in diversa musica racconti
di me vivo tra le vive cose
lascia che io sia il tuo miglior
sguardo
il tuo cuore e le parole che scegli
oggi il vento autunnale spoglia gli
alberi
dei ricordi ardenti dell'estate
a terra li confonde, ma noi sappiamo
che ciò che è narrato a noi rimane.
Stefano Benni mette in musica una
nuova melodia, plasmandola in parole di pura delizia: conoscevo lo
scrittore sin dai tempi che una supplente di liceo mi consigliò
Elianto, uno dei romanzi che ho più amato, in quegli
anni. L'unico che per la forma, lo stile e il carattere dell'autore,
abbia davvero bevuto e sorseggiato, parola per parola, senza se e
senza ma, il racconto di vari personaggi stranissimi e del bambino
che tutti loro si ritrovano a dover salvare, affinché lui, poi,
salvi tutti loro (mi fermo qui perché rischierei di scrivere tutto
di Eliano e poi dirvi: "bene, capito che autore è? Il romanzo
di cui volevo parlarvi ha questa atmosfera di incanto e volo).
Con grande amore vi presento dunque la
recensione della sua ultima opera. Dopo la recensione di Daniela sul
romanzo di una ragazza esordiente (Comunque vada non importa,
sentite già come suona bene il titolo, ma mi fermo qui, dategli
un'occhiata e fiducia!), tocca a me preparare qualcosa di buono cui
non so proprio resistere, una di quelle delizie che stai ore e ore a
cucinare e poi mangi nel giro di poche ore.
Di tutte le ricchezze lo
trovate in libreria tra le novità, con una sgargiante copertina
rosso tango e, disegnati, un uomo di una certa età e una bellissima
giovane dai lunghi capelli biondi. Lui sembra proprio un professore,
vero?
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