venerdì 31 agosto 2012

Bashō: l'acqua del sentimento ha il sapore di mille fiumi


Nonostante il freddo,
dormire in due
è un conforto













Bashō Matsuo è stato il più grande compositore di haiku, forma poetica composta da 5-7-5 sillabe. Appartenne all'epoca Edo, nacque nel 1644 vicino Ueno (nel Kansai) e morì nel 1694. Apparteneva a una famiglia di samurai, e fu proprio presso il suo signore che trovò la prima occasione di pubblicare i suoi componimenti.
La stella di Bashō è luminosa non solo in madrepatria, dove ha avuto ammirazione e successo specialmente tra il XVIII e il XIX secolo, ma anche in Occidente, essendo autore noto e riconosciuto a livello internazionale.
Vi è mai capitato di trovare i suoi componimenti in una antologia?

mercoledì 29 agosto 2012

Battleship: esplosioni, acqua e mecha e... l'ho detto acqua?

La biondina GilgAdmin guida, la rossa IskAdmin
fa sfoggio di tutta la sua meravigliosa favolosità,
e tutti ci divertiamo! <3

Amiche e amici di Dita d'Inchiostro,
diamo il benvenuto a Nemesi, che ci ha mandato la sua prima recensione!
Mentre attendevamo che Destino 
si districasse dai territori selvaggi 
in cui è andato vacanzando,
la Nemesi ci raggiunge ed entra nel Club.
Anche lei ha pensato a noi dai suoi impervi luoghi di ristoro estivo e,
superate mille difficoltà e aspri impedimenti, ci ha mandato 
con tanto amore questa recensione, in attesa di tornare in possesso
del proprio PC casalingo, da cui siamo certi che saprà tirare fuori le più dolci delizie.


Accogliete questa recensione come il messaggio in una bottiglia, perché... 
lo è stato davvero! XD
Con tanto amore vi abbracciamo,

Dita d'Inchiostro.



Stasera, tra sgomitazzate, calci e risolini inopportuni (eh sì, perché ormai in sala non bisogna più preoccuparsi dei bimbi "troppo piccoli per il film", ma dei teen che si siedono accanto alla vostra ignara reviewer!), ho avuto il piacere di guardare Battleship.

Battleship è uno di quei film che risultano facilmente inquadrabili già da trailer e cartellone: un blockbuster estivo, una pellicola piena di effetti speciali di altissima tecnologia; una esplosione di luci, suoni e colori che si susseguono in un caleidoscopio mozzafiato. 
Il segreto per godere appieno questo film è quello di avvicinarglisi nella giusta ottica: aspettatevi adrenalina, stupore, scintillii metallici e distruzione, ma non sedetevi in sala aspettandovi Guerra e Pace, o, per rimanere nel filone sci-fi, uno dei primi Star Wars
Ossia non aspettatevi un film di intrighi politici, annose guerre, imperi distrutti, antichi ordini di cavalieri stellari - un film, insomma, con parecchie sottotrame ed un affascinante passato che sostiene e promuove la vicenda.

Questo non per dire che Battleship manchi di un filo logico: affatto. Gli eventi si svolgono in maniera fluida, e la breve backstory che ci viene offerta all'inizio è solida, senza buchi, e spiega il perché ed il percome di questo ennesimo attacco alla Terra... oltre che a farci affezionare di impulso al protagonista.

sabato 25 agosto 2012

Ensel e Krete - Una storia di Zamonia

Eccoci finalmente al secondo appuntamento con la Biblioteca dei Ragazzi. Oggi parleremo come promesso di Ensel e Krete, secondo libro della serie di Zamonia di Walter Moers. Anzi, per dirla nel modo corretto:

Ensel e Krete

Una storia di Zamonia narrata da
Ildefonso de' Sventramitis
Tradotta dallo zamonico, illustrata
e corredata da mezza biografia dell'autore da

Walter Moers

Con delucidazioni tratte dal
Dizionario enciclopedico dei portenti,
degli organismi e dei fenomeni
bisognosi di spiegazione di Zamonia e dintorni
del Prof. Dott. Abdul Noctambulotti

Trama. Sono passati alcuni secoli dalle vicende narrate ne Le tredici vite e mezzo del Capitano Orso Blu. Gli orsi colorati (particolare razza di orsi zamonici dove nessuno ha la pelliccia di un colore uguale ad un altro) vivono in pace nella Grande Foresta, guadagnandosi da vivere con il turismo. Ma non tutte le zone della foresta sono sicure; molte rimangono oscure e inesplorate. Per questo i turisti vengono incoraggiati a seguire i percorsi segnati e a non inoltrarsi nella boscaglia. Agli occhi di un bambino, condannato a raccogliere funghi tutti i giorni senza poter vivere alcuna avventura, tutto questo appare molto noioso.

Ensel e sua sorella gemella Krete.
"La natura se ne infischia altamente delle tragedie che avvengono nel
suo mondo. Nessun albero si è mai indignato se hanno impiccato
qualcuno ai suoi rami. Non un filo d'erba dei campi di battaglia ha
pianto una sola lacrima sui caduti..."
Per questo Ensel decide di inoltrarsi nella grande foresta: solo un po', per trovare un albero adatto da scalare, poi sarebbe tornato subito indietro. Convince anche la scettica sorella gemella, Krete, a seguirlo. I due inevitabilmente si perderanno nel bosco. Ad attenderli, pericoli di ogni sorta e anche una misteriosa strega che vive in una casa nel profondo della foresta...


venerdì 24 agosto 2012

Ma gli androidi sognano pecore elettriche?


Non è facile recensire un libro come Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, né approcciarsi al suo autore, Philip K. Dick. Ho preso in mano questo libro quasi per caso, dopo anni di ingiusto esilio nella pila dei libri nuovi, istigata da una malefica coinquilina (ti voglio bene, dear) che mi ha indirettamente spronata ad affrontare seriamente il genere fantascientifico. Voltata l'ultima pagina, ci ho messo molto tempo ad elaborare ciò che questa storia mi ha lasciato dentro e forse non ci sono ancora riuscita del tutto. Quindi questa recensione su Dita D'Inchiostro è un po' un atto di egoismo, essendo scritta principalmente per schiarirmi le idee. Per affrontare nel dettaglio ciò che Ma gli androidi è e rappresenta, contrariamente al mio credo, dovrò ricorrere a numerosi spoiler anche pesanti. Li segnalerò puntualmente, non temete. Ricordate inoltre che questa recensione contiene le mie personali conclusioni sull'opera, che non mi sento di presentare come assolute: è un libro sfuggente e aperto a svariate interpretazioni, non oserei mai dichiarare questa l'unica e incontrovertibile verità (quindi liberissimi di contraddirmi).

Il libro non è il più importante o significativo della bibliografia di Dick, ma sicuramente uno dei più conosciuti per la trasposizione cinematografica, quel bellissimo capolavoro che tutti conosciamo come Blade Runner (e se non lo conoscete smettete di leggere, spegnete il pc e andate a farvi una dannata cultura). Puntualizziamo subito che libro e film sono due opere molto diverse, entrambe bellissime ma profondamente distanti nei concetti e nell'ideologia. Ne parleremo in seguito, anche se Blade Runner merita una recensione a parte.

Nota: come ogni capolavoro che si rispetti, in Italia ha avuto una vita editoriale travagliata, specialmente per il titolo. Pubblicato inizialmente come Il cacciatore di androidi, a seguito dell'uscita del film è stato riproposto come Blade Runner e infine nel 2000 Fanucci gli ha restituito il suo (bellissimo) titolo originale: Ma gli androidi sognano pecore elettriche?. L'edizione della Fanucci, rilegata con sovracopertina, presenta una buona qualità della carta con poca trasparenza ed è davvero piacevole da tenere in mano e sfogliare. Ottimo lavoro!

La trama. Nel 1992 l'ennesima guerra mondiale ha definitivamente distrutto il pianeta. Uno strato di polvere radioattiva ricopre ogni cosa, colorando di grigio il mondo e condannando all'estinzione la quasi totalità degli animali. Gli esseri umani direttamente colpiti muoiono o subiscono menomazioni mentali. Nessuno si ricorda più come o perché sia scoppiato il conflitto, e neanche importa: dopo la firma della pace, la principale preoccupazione della razza umana è quella di fuggire dalla Terra, emigrare lontano da quel luogo senza prospettive dove gli esseri umani sono destinati a morire o a perdere le facoltà mentali. Il Governo incoraggia gli ultimi abitanti del pianeta ad emigrare verso Marte, sponsorizzandolo come il luogo di rinascita della società umana. Emigrate o Degenerate! Come “premio”, dato che Marte è un pianeta tutt'altro che facile in cui vivere, il Governo regala un androide ad ogni emigrante: una perfetta replica di un essere umano, uno schiavo senza volontà propria.

mercoledì 22 agosto 2012

La spada spezzata: un gioiello rosso sangue e furia


Sapevo che La spada spezzata aveva ottime possibilità di intrigarmi: mondo e mitologia norreni (li sentite gli ululati?, i ghiacciai?, il cozzare delle spade?, lo sciabordìo dell'onda contro i legni?, il canto dello scaldo?), uno scrittore americano con gli attributi, Nord Europa e Faerie.
Non ha deluso, neanche un po': una storia dalle leve perfette e funzionali; una caratterizzazione dei personaggi impregnata fino al midollo delle atmosfere dell' Edda poetica, immersa in ambientazioni che riescono a essere ancora più evocative e puntuali. Se amate un viaggio per le epoche storiche e mitiche, La spada spezzata fa sicuramente per voi!
È un libro che parte molto bene, continua meglio e si chiude con coerenza. Ma, soprattutto, è uno di quei libri capaci di seguire un filo e lasciar intravedere molto altro, un intero mondo, tanto da rimpiangere seriamente che duri solo 300 pagine. Viene scritto e pubblicato nel 1954, rivisitato nel 1971 da Anderson (che scrive una Prefazione per l'occasione).
Una storia in cui proprio non manca la ferocia, per un mondo in cui la violenza era cosa così comune che, pur nelle svariate occasioni in cui ricorre, non si percepisce nessuna morbosità o forzatura da parte dell'autore. Un libro sicuramente impetuoso, una lettura totalizzante, al punto che, sempre di Poul Anderson, leggeremo presto anche Tre cuori e tre leoni (recensiremo sicuramente anche lui). 
Lo stesso Anderson, nella prefazione, scrive che un se stesso molto giovane "dipinse elfi e Asi come esseri amorali, totalmente spietati quando qualcuno li contrariava, in conformità a quanto possiamo leggere nelle Edda e nelle varie saghe". Un romanzo fantasy che viene considerato da Anderson un episodio della propria carriera di scrittore, significativo e particolare, sebbene lui, al momento della prefazione, si riconoscesse più nello spirito di Tre cuori e tre leoni.
Infatti, La spada spezzata, per quanto possieda il fascino del sangue e della tragedia, lascia nel lettore un profondo sentimento di malinconia. Non negativa, certo, ma il mondo dipinto da Anderson è coerente fino in fondo con se stesso: dopotutto, è un cosmo destinato a finire con un crepuscolo degli dèi.
In questo, che ruolo, che peso, che possibilità possono avere mai gli elfi e, tantomeno, gli uomini? Vedremo che la risposta è estremamente complessa.
Ringrazio gli appartenenti al gruppo facebook del fantastico/meraviglioso/imperdibile sito Bifrost - Viaggio nel Paese dei Miti e delle Leggende, senza i quali non avrei avuto occasione di segnarmi alcuni titoli estremamente interessanti, tra cui La spada spezzata.

domenica 19 agosto 2012

Il libro dei chakra: alla scoperta di corpo, emozioni e dolcezza


Questa domenica parliamo di un libro che abbiamo avuto modo di leggere e rileggere più volte, e che consultiamo di tanto in tanto, sempre con molto piacere. La domenica è un momento di svago ma anche (almeno uno ci spera sempre) di pausa e relax... Vogliamo ricordarci che il benessere coinvolge e abbraccia tutta la nostra persona, cuore e mente e spirito, così oggi parliamo de Il libro dei chakra.
Prima di dire "non fa per me", sentite questo: è scritto da una psicologa americana. Ma come? Sìsì!
È un testo a metà tra Occidente e Oriente, che intreccia un'impostazione psicologica con la visione spirituale e le tecniche corporee dell'Oriente. Viene scritto da Anodea Judith (qui la sua paginafacebook) nel 1996, si presenta come un bel volume di 500 pagine, ma lo stile e il carattere dell'autrice lo rendono estremamente semplice e accattivante.


venerdì 17 agosto 2012

La leggenda di Hikari: l'amore per la ginnastica ritmica.


Per la seconda recensione di Dita D'Inchiostro nel campo dei manga oggi tratteremo di una serie un po' vecchia: Hikari no Densetsu, meglio conosciuta in Italia come La leggenda di Hikari o Hilary la ginnasta. Serializzato sulla rivista Margaret dal 1985 al 1988, il manga è arrivato da noi in Italia solo nel 2003 grazie a Star Comics (che dalla distribuzione nelle edicole e fumetterie per i primi otto volumi ha deciso di limitarsi alle seconde per l'altra metà della serie. Grazie tante, Star Comics.) In Italia la fama della serie si deve principalmente alla serie animata, andata in onda nel 1988. (Paradossalmente mentre in Giappone il manga vendeva benissimo, la serie animata è stata precocemente chiusa per gli scarsi ascolti. Da noi è successo l'esatto opposto!)

Negli anni '80 e i primi anni '90 spopolavano gli spokon, cioé i manga e sopratutto gli anime a carattere sportivo come Attack No. 1 (Mimì e la nazionale di pallavolo), Attacker You! (Mila e Shiro), e Ashita no Joe (Rocky Joe) solo per citarne alcuni. Lo sport rappresentato nei manga in quegli anni era figlio dei suoi tempi: il Giappone si andava riprendendo dagli effetti devastanti del secondo dopoguerra e rialzava la testa sul piano internazionale. Intere generazioni avevano vissuto sulla propria pelle tremende umiliazioni e difficoltà economiche, ma il momento della rinascita si avvicinava: il 1989 sarebbe stato l'anno del grande boom economico che avrebbe cambiato il volto del paese.

Per rappresentare questo momento niente era più efficace di un manga sportivo, dove lo sport era inteso come sacrificio e sofferenza in vista di un riscatto finale: un campionato nazionale, mondiale o l'ingresso alle Olimpiadi. Anche nei giochi di squadra come la pallavolo o il baseball protagonista era sempre un individuo, ragazza o ragazzo, che affrontava volontariamente allenamenti impossibili ed estenuanti. Nonostante ciò subiva cocenti sconfitte, da cui però riusciva sempre a riprendersi. Il suo sogno era quello di indossare i colori del proprio paese e arrivare alle competizioni internazionali. Era insomma la storia di una lotta individuale che rappresentava, idealmente, il riscatto di un intero paese.

La leggenda di Hikari si differenzia leggermente da questo tipo di manga, principalmente per il tipo di sport che rappresenta. Nel 1984 la ginnastica ritmica aveva ottenuto ufficialmente il dovuto riconoscimento ed era entrata a far parte di diritto della rosa degli sport olimpici. Dopo le Olimpiadi di Los Angeles del 1984 la ritmica iniziò a godere di un'improvvisa e fulminante popolarità, e nel 1985 “cavalcando l'onda” Izumi Aso, ex ginnasta, iniziò la serializzazione di Hikari.

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