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venerdì 19 ottobre 2012

RIN-NE, gli shinigami secondo Rumiko Takahashi


Oggi su Dita D'Inchiostro parleremo dell'ultima fatica di un'autrice molto conosciuta ed amata: RIN-NE di Rumiko Takahashi. Se non l'avete mai sentita nominare, allora dovete aver vissuto sulla luna negli ultimi trent'anni e mi dispiace molto per voi. (Bella vista però).

Rumiko Takahashi è un'autrice che, direttamente o indirettamente, ha plasmato l'infanzia e l'adolescenza di molti otaku, sia giapponesi che occidentali, con opere come Lamù, Maison Ikkoku (Cara dolce Kyoko), Ranma ½ e Inuyasha. Ognuna di queste opere ha avuto una serializzazione lunghissima e una trasposizione animata di successo. (L'unica eccezione è One Pound Gospel, una serie in quattro volumi da cui è stato tratto solo un misero OAV di 55 minuti... oh beh, in ogni grande famiglia c'è la classica pecora nera.)

Dopo il grande successo ottenuto con Inuyasha, una delle sue opere più “mature” sia per i temi che per il grado di violenza, la cui serializzazione è durata ben dodici anni, la Takahashi si è presa una meritata pausa durata qualche mese. Fino all'aprile del 2009, quando è tornata alla carica con RIN-NE.


La trama. Quando Sakura Mamiya era molto piccola, durante una passeggiata in montagna si perse e finì nel mondo degli spiriti. Lì una signora molto gentile la aiutò a ritrovare la strada per il mondo degli uomini, ma contemporaneamente per il suo bene le bloccò i ricordi di quell'esperienza. L'evento tuttavia non fu senza conseguenze. Infatti da allora Sakura ha la capacità di vedere gli spiriti delle persone morte. Ormai adolescente si è abituata a vedere le cose più strane, e non dà molto peso al fatto di essere l'unica ad accorgersi della presenza di Rinne Rokudo, un suo compagno di classe che non si presenta mai a lezione, scambiandolo per un fantasma. In realtà il ragazzo è per metà uno shinigami, un Dio della morte con il compito di placare le anime dei defunti ed aiutarle nel trapasso verso l'aldilà.

venerdì 17 agosto 2012

La leggenda di Hikari: l'amore per la ginnastica ritmica.


Per la seconda recensione di Dita D'Inchiostro nel campo dei manga oggi tratteremo di una serie un po' vecchia: Hikari no Densetsu, meglio conosciuta in Italia come La leggenda di Hikari o Hilary la ginnasta. Serializzato sulla rivista Margaret dal 1985 al 1988, il manga è arrivato da noi in Italia solo nel 2003 grazie a Star Comics (che dalla distribuzione nelle edicole e fumetterie per i primi otto volumi ha deciso di limitarsi alle seconde per l'altra metà della serie. Grazie tante, Star Comics.) In Italia la fama della serie si deve principalmente alla serie animata, andata in onda nel 1988. (Paradossalmente mentre in Giappone il manga vendeva benissimo, la serie animata è stata precocemente chiusa per gli scarsi ascolti. Da noi è successo l'esatto opposto!)

Negli anni '80 e i primi anni '90 spopolavano gli spokon, cioé i manga e sopratutto gli anime a carattere sportivo come Attack No. 1 (Mimì e la nazionale di pallavolo), Attacker You! (Mila e Shiro), e Ashita no Joe (Rocky Joe) solo per citarne alcuni. Lo sport rappresentato nei manga in quegli anni era figlio dei suoi tempi: il Giappone si andava riprendendo dagli effetti devastanti del secondo dopoguerra e rialzava la testa sul piano internazionale. Intere generazioni avevano vissuto sulla propria pelle tremende umiliazioni e difficoltà economiche, ma il momento della rinascita si avvicinava: il 1989 sarebbe stato l'anno del grande boom economico che avrebbe cambiato il volto del paese.

Per rappresentare questo momento niente era più efficace di un manga sportivo, dove lo sport era inteso come sacrificio e sofferenza in vista di un riscatto finale: un campionato nazionale, mondiale o l'ingresso alle Olimpiadi. Anche nei giochi di squadra come la pallavolo o il baseball protagonista era sempre un individuo, ragazza o ragazzo, che affrontava volontariamente allenamenti impossibili ed estenuanti. Nonostante ciò subiva cocenti sconfitte, da cui però riusciva sempre a riprendersi. Il suo sogno era quello di indossare i colori del proprio paese e arrivare alle competizioni internazionali. Era insomma la storia di una lotta individuale che rappresentava, idealmente, il riscatto di un intero paese.

La leggenda di Hikari si differenzia leggermente da questo tipo di manga, principalmente per il tipo di sport che rappresenta. Nel 1984 la ginnastica ritmica aveva ottenuto ufficialmente il dovuto riconoscimento ed era entrata a far parte di diritto della rosa degli sport olimpici. Dopo le Olimpiadi di Los Angeles del 1984 la ritmica iniziò a godere di un'improvvisa e fulminante popolarità, e nel 1985 “cavalcando l'onda” Izumi Aso, ex ginnasta, iniziò la serializzazione di Hikari.

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