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domenica 27 gennaio 2013

Cyborg 009 - Un Mito intramontabile sbarca oltreoceano per un restyling



Omammamia, che è. 

La Neme che scrive un articolo su una cosa recente
Così recente-recente che ancora neanche è uscita?!?!
Ebbene sì, anche io ho i miei momenti in cui sto al passo coi tempi. 
Ma come resistere?!
Uno dei miei miti da bambina... una serie che parla di macchine umane... rivisitata dal disegnatore principale di Red Robin?!
Goia et Gaudio. Mi ci butto a capofitto.


Dati essenziali sull'opera

Cyborg 009 (サイボーグ 009) è un manga di Shotaro Ishinomori che data molto indietro nel tempo: il ben lontano 1964! (ecco... ci pareva strano che la Neme non scrivesse di cose pre-anni 80 ¬_¬ NdLettori).
Qui da noi, la serie è arrivata al successo grazie alla trasposizione anime del 1968. Nel 2001 la serie è stata oggetto di un remake di ben 51 episodi che ha riscontrato un discreto successo, soprattutto negli USA. Questo a prova del fatto che Cyborg 009 è una di quelle storie “sempre vive”, che vanta anche alcuni drama per la radio, un sequel moderno in stile manga, la rivisitazione in stile comics che mi accingo a recensire, alcuni videogiochi e dei film, l'ultimo dei quali (009 Re: Cyborg) è uscito giusto l'anno scorso. (Trattasi du un ibrido 2D e 3D che ha la Pepsi come sponsor... ma non divaghiamo.)


venerdì 17 agosto 2012

La leggenda di Hikari: l'amore per la ginnastica ritmica.


Per la seconda recensione di Dita D'Inchiostro nel campo dei manga oggi tratteremo di una serie un po' vecchia: Hikari no Densetsu, meglio conosciuta in Italia come La leggenda di Hikari o Hilary la ginnasta. Serializzato sulla rivista Margaret dal 1985 al 1988, il manga è arrivato da noi in Italia solo nel 2003 grazie a Star Comics (che dalla distribuzione nelle edicole e fumetterie per i primi otto volumi ha deciso di limitarsi alle seconde per l'altra metà della serie. Grazie tante, Star Comics.) In Italia la fama della serie si deve principalmente alla serie animata, andata in onda nel 1988. (Paradossalmente mentre in Giappone il manga vendeva benissimo, la serie animata è stata precocemente chiusa per gli scarsi ascolti. Da noi è successo l'esatto opposto!)

Negli anni '80 e i primi anni '90 spopolavano gli spokon, cioé i manga e sopratutto gli anime a carattere sportivo come Attack No. 1 (Mimì e la nazionale di pallavolo), Attacker You! (Mila e Shiro), e Ashita no Joe (Rocky Joe) solo per citarne alcuni. Lo sport rappresentato nei manga in quegli anni era figlio dei suoi tempi: il Giappone si andava riprendendo dagli effetti devastanti del secondo dopoguerra e rialzava la testa sul piano internazionale. Intere generazioni avevano vissuto sulla propria pelle tremende umiliazioni e difficoltà economiche, ma il momento della rinascita si avvicinava: il 1989 sarebbe stato l'anno del grande boom economico che avrebbe cambiato il volto del paese.

Per rappresentare questo momento niente era più efficace di un manga sportivo, dove lo sport era inteso come sacrificio e sofferenza in vista di un riscatto finale: un campionato nazionale, mondiale o l'ingresso alle Olimpiadi. Anche nei giochi di squadra come la pallavolo o il baseball protagonista era sempre un individuo, ragazza o ragazzo, che affrontava volontariamente allenamenti impossibili ed estenuanti. Nonostante ciò subiva cocenti sconfitte, da cui però riusciva sempre a riprendersi. Il suo sogno era quello di indossare i colori del proprio paese e arrivare alle competizioni internazionali. Era insomma la storia di una lotta individuale che rappresentava, idealmente, il riscatto di un intero paese.

La leggenda di Hikari si differenzia leggermente da questo tipo di manga, principalmente per il tipo di sport che rappresenta. Nel 1984 la ginnastica ritmica aveva ottenuto ufficialmente il dovuto riconoscimento ed era entrata a far parte di diritto della rosa degli sport olimpici. Dopo le Olimpiadi di Los Angeles del 1984 la ritmica iniziò a godere di un'improvvisa e fulminante popolarità, e nel 1985 “cavalcando l'onda” Izumi Aso, ex ginnasta, iniziò la serializzazione di Hikari.

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