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sabato 28 febbraio 2015

La storia della Principessa Splendente, l'ultimo capolavoro dello Studio Ghibli

*fa capolino*

Ehm, salve! Quanto tempo inserire risata nervosa!
E' passato più di un anno dall'ultimo post pubblicato qui... Siamo sparite senza avvertire, e in nostra assenza il blog ha continuato a ricevere visite, commenti, i “mi piace” sulla Pagina Facebook sono aumentati progressivamente, e noi niente, chiuse in un silenzio di una fetenza spettacolare. Ma che volete farci, ultimamente ne sono successe di tutti i colori, e il blog è passato in secondo (ma anche terzo o quarto) piano, e anche se abbiamo continuato a guardare tutte le cose carine che uscivano e a leggere bei manga o libri la voglia di condividere le nostre esperienze era pari a zero. Succede.

Ma piano piano la voglia di tornare a scrivere in questo spazio è tornata, perlomeno a me, e ho deciso che saltuariamente farò un post su questo blog... Magari non con lo stesso ritmo di prima, ma quando incontro qualcosa degno di nota, perché no?

E la cosa, o meglio, il film d'animazione che mi ha spinta a riprendere in mano il blog per dire mammamiaquantoèbelloguardateloTUTTI è La storia della Principessa Splendente (Kaguya-Hime no Monogatari), ultima fatica di Isao Takahata, co-fondatore dello Studio Ghibli. Si, quello di Miyazaki. Si, Takahata è quello bravo quanto Miyazaki ma che vende un botto di meno. Si, è lo stesso tizio che ha fatto Una tomba per le lucciole. Bravi, armatevi di fazzoletti, avete già capito dove andremo a parare.





domenica 10 febbraio 2013

Zero Dark Thirty, uno sguardo intimo sulla storia recente


Gli Oscar 2013 si avvicinano, e mentre infuriano le classiche polemiche sulle nomination (perché non hanno candidato Di Caprio all'oscar come miglior attore non protagonista *frigna* e Tarantino?! Non voglio neanche iniziare a parlare dell'esclusione di Tarantino!), noi dobbiamo pur trovare il modo di passare il tempo in modo pacifico...

e quindi parliamo oggi di Zero Dark Thirty, uno dei film più controversi degli ultimi anni, criticato e distrutto fin dal suo annuncio. Ovviamente non c'è cosa più giusta del giudicare un prodotto prima ancora di averlo visto, in quanto tutti siamo provetti critici dotati di un'onniscenza divina.

Sarcasmo a parte, in questo caso anch'io devo andare a mettermi in ginocchio sui ceci e implorare perdono, poiché dalle notizie diffuse sul film assieme ad un alquanto equivoco trailer, avevo bollato questo film come “la classica americanata” tutta patriottismo e boom boom boom. Forse non l'avrei neanche mai visto in condizioni normali, ma si sa che per sfuggire allo studio pre-esami lo studente medio venderebbe l'anima al diavolo e si farebbe coinvolgere nelle cose più turpi – l'atroce senso di colpa che ti assale dopo è paragonabile ai dolori del parto: nessuna madre li ricorda chiaramente, altrimenti col cavolo che esisterebbero fratelli e sorelle.


Ma, come avrete capito dal mio sproloquio, mi sbagliavo. Anzi, dopo essermi presa a schiaffi (La Ragione: Cattiva! Hai ceduto al piccolo critico-bastardo-arrogante-onnisciente che c'è in te! Dopo a casa facciamo i conti!), ho deciso di scrivere questo post come mea-culpa ufficiale, e promemoria per non ricadere mai nel medesimo errore... E se la vocina del critico-arrogante-bastardo-onnisciente dovesse ricominciare a blaterarmi in testa, saprò cosa fare in futuro.


domenica 13 gennaio 2013

I Giorni della Sposa, il delicato dipinto di un mondo lontano

Otoyomegatari (I Giorni della Sposa) è la nuova opera della bravissima Kaoru Mori, già autrice di Victorian Romance EmmaAmbientato nella suggestiva (e, aggiungo a malincuore, ben poco sfruttata) cornice dell'Asia Centrale del XIX secolo, lungo la famosa “Via della Seta”, il manga tratta la storia di Amira Hergal, una giovane ragazza di vent'anni (ma per l'epoca già “vecchia” per essere nubile) che viene data in sposa ad Harluk Ayhan, un timido ragazzino dodicenne. 

E' un matrimonio di convenienza, entrambi si conoscono solo il giorno del matrimonio, ed ignorano praticamente tutto l'uno dell'altro; eppure entrambi, invece di essere scontenti di questa differenza di ben otto anni fra loro, goffamente e timidamente instaurano un bellissimo rapporto di affetto e complicità

Dopo i primi capitoli di quella che si può considerare una situazione idilliaca (una famiglia ideale e due sposi che nonostante la differenza di età riescono ad interagire come pari), ben presto la situazione precipita: il padre di Amira, scontento di un matrimonio affrettato e forse svantaggioso, decide di riprendersi la giovane per darla in sposa ad un'altra famiglia dove già due sue sorelle sono morte a causa dei maltrattamenti subiti. Harluk però, si oppone: Amira è la “sua” sposa, e sostenuto da tutta la sua famiglia e dal villaggio, inizia una faida contro i fratelli di lei …



venerdì 23 novembre 2012

Napola - l'èlite per il Führer.


Dopo la recensione su Le Benevole di Littell, fa bene rincuorarsi con una bellissima pellicola sulla guerra e sul Nazismo visti dall'interno, dagli occhi di chi ancora non era abbastanza grande da andare in guerra (ma questo basterà a tenerla lontana...?).

Napola - Elite für den Führer è un film del 2004, scritto e diretto da Dennis Gansel. In italiano è stato tradotto come "I ragazzi del Reich", titolo che rende l'idea... sommariamente.

Il titolo originale, infatti, contiene due concetti essenziali: il nome delle scuole speciali del Reich, le NaPolA appunto, e l'idea fondamentale che l'educazione, sin dall'infanzia, fosse in vista del Führer, al suo servizio. La sfumatura è importante, perché mette subito di fronte alla questione essenziale di tutto il film: la contraddizione tra l'esaltazione dell'eccellenza personale e il fine ultimo di tutto quanto, che si dimostra essere molto diverso da quello che potrebbe sembrare...


domenica 21 ottobre 2012

Le benevole: i demoni ululanti del Nazionalsocialismo


Il nazionalsocialismo era una filosofia integrale, totale, una Weltanschaung, come dicevamo noi; ognuno doveva potervisi ritrovare, doveva esserci posto per tutti. Ma era come se in quel tutto fosse stata praticata a forza un’apertura e vi fossero stati introdotti tutti i destini del nazionalsocialismo, per un’unica via, senza ritorno, che tutti dovevano percorrere, sino alla fine.


Opera per orchestra, architettura la cui chiave di volta di un arco rovesciato, verso l’inferno, trattiene la struttura dallo sgretolarsi e sprofondare nelle gole di fuoco e fumo, è un assolo: attraverso gli occhi di una SS, narrazione dell’essere stati una SS in quegli anni di luce e buio assoluti, umani e inumani, stretti tra le passioni più represse dell’uomo moderno e il mito di una volontà e di un’azione d’acciaio. Superamento di tutti i confini di qualsiasi possibile vita civile, frantumazione del valore, affermazione dell’estremo, volo pindarico di esistenze aggrappate alla vita, canto omicida sulle corde di strumenti spezzati.

Mi fissava coi suoi grandi occhi sorpresi, increduli, occhi da uccello ferito, e quello sguardo mi si conficcò dentro, mi aprì il ventre e ne fece uscire un fiotto di segatura, ero un volgare pupazzo e non provavo niente, e al tempo stesso volevo con tutto il cuore chinarmi e ripulirle la fronte dalla terra e dal sudore, accarezzarle la guancia e dirle che andava tutto bene, che tutto sarebbe andato per il meglio, invece le sparai convulsamente un colpo alla testa, il che dopotutto era lo stesso, per lei in ogni caso se non per me, perché io al pensiero di quell’insensato scempio umano era invaso da una rabbia immensa, smisurata, continuavo a spararle e la sua testa di era spaccata come un frutto, …


Le benevole è la bocca aperta sull’abisso senza ritorno, un viaggio impossibile eppure realizzato attraverso anni e momenti cruciali della storia tedesca e mondiale, nel tunnel più bui della guerra e dell'omicidio. Biblico nella cadenza della tragedia e dell’orrore, testamento scritto di proprio pugno da un sopravvissuto a se stesso e all’osceno di cui ha fatto parte, lucido e non pentito narratore di quello che è stato. Un uomo che adesso vive in Francia ed è direttore di una fabbrica di merletto, che ha una famiglia, che vive portando con sé un bagaglio di ricordi pesanti e duri, che decide di mettere su carta, per se stesso.
Le benevole, come Le Eumenidi di Eschilo, ovvero le Erinni che si sono trasformate in dee legate alla città, dee della Giustizia. 


mercoledì 17 ottobre 2012

Il supplizio del legno di sandalo: Mo Yan e l'anima perduta della Cina


Il supplizio del legno di sandalo è un romanzo che affonda le radici nella terra ricca, morbida e insanguinata della Cina del Novecento. Sia perché le vicende sono ambientate a inizio del secolo, sia perché l'autore, Mo Yan, combatte con la penna, in modo indiretto e abile, le repressioni d'acciaio che il Governo cinese impone tutt'ora agli intellettuali. 

Se il nome dell'autore non vi suona nuovo, è perché ha vinto la settimana scorsa il Premio Nobel per la Letteratura 2012. Noi di Dita d'Inchiostro ci eravamo aspettate vincitore Haruki Murakami, di cui è uscito ieri la terza e ultima parte del romanzo 1Q84 (che recensiremo in un tempo da record, e citiamo qui perché troviamo che davvero meritasse anche lui questo Nobel). 
Le ragioni per assegnare il Nobel letterario a Mo Yan sono, però. lampanti. Basta leggere uno dei suoi romanzi.
Vi segnaliamo l'intervista de La Stampa a Mo Yan, che vi farà conoscere un po' meglio come e perché scrive.  


Per essere uno che si è dato un nome significante "non parlare", (cinese tradizionale: 莫言, pinyin: Mò Yán), Guan Moye (管谟业) parla, eccome. Anzi, scrive. 
Una intensità di temi e di stile che non vedevo dai tempi di Le benevole di Jonathan Littell. L'autore è nato a Gaomi (lo stesso villaggio, nella provincia di Shandong, in cui è ambientato Il supplizio del legno di sandalo), nel 1955. E' il primo cinese a ricevere il Nobel residendo in madrepatria. 
A differenza di altri letterati cinesi, tra cui Gao Xingjian (che ha vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 2000) Mo Yan ha deciso di restare in Cina e continuare a scrivere in madrepatria.
Altri romanzi dello scrittore sono Sorgo Rosso (1987), dal quale è stato tratto il film omonimo, Grande seno, fianchi larghi (1996)Le sei reincarnazioni di Ximen Nao (2006).



domenica 30 settembre 2012

Victorian Romance Emma, lo splendido e delicato affresco vittoriano di Kaoru Mori


Trama. Fortunatissima opera di Kaoru MoriVictorian Romance Emma narra le vicissitudini di una giovane cameriera – da qui il nome dell'opera – nell'Inghilterra vittoriana. Emma nasce fra i più poveri dei poveri. Rimasta orfana in giovane età, viene affidata ad una lontana zia e in seguito rapita da uomini senza scrupoli per essere rivenduta ad un bordello. 

Fortunatamente riesce a scappare, e trascorre la sua infanzia fra le vie di Londra, accettando ogni tipo di lavoro – anche quello di flower girl, bambine che raccoglievano fiori da vendere ai ricchi – finché non viene accolta nella casa di una istitutrice in pensione, Kelly Stowner, dove impara ad essere una cameriera tuttofare. E qui inizia la vera storia di Emma: quando un giorno un vecchio e ricchissimo allievo della signora Stowner, William Jones, decide di fare una visita di cortesia all'anziana istitutrice. Il ragazzo si innamora a prima vista – ricambiato – della giovane.

Il commento. Nonostante la trama possa apparire quella di un romanzetto romantico ottocentesco, in realtà Emma ha una narrazione d'ampio respiro, con un ricchissimo cast di personaggi, e va a toccare temi importanti come l'amore che oltrepassa le differenze sociali, la suddivisione in classi dell'Inghilterra ottocentesca (rigida quanto e più quella dell'India moderna, per fare un esempio), la morte, la ricchezza e la povertà contrapposte, e sopratutto la famiglia. Grazie anche al tratto minuzioso dell'autrice, che ritrae sin nei minimi particolari i personaggi ma sopratutto gli sfondi, l'arredamento delle case, le città etc., il lettore viene completamento immerso non in una storia, ma in uno spaccato di società perfettamente realistico e credibile.



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